La comunicazione medico-paziente-congiunto in emergenza Covid

La pandemia ha travolto l’intera umanità ed ha reso centrale il ruolo della comunicazione e del marketing per le nostre economie, per il rinnovamento e l’adattamento dei business più disparati, per l’utilizzo della rete internet funzionale a garantire dei diritti, come lo studio.

E’ accaduto tanto in fretta il cambiamento che non tutti si sono trovati preparati.
Non tutti erano pronti, in primis culturalmente e poi all’adeguamento e allo sfruttamento di nuovi sistemi e strumenti.
Di fatto ognuno di noi si trova a gestire una vera e propria emergenza, economica, sociale, sanitaria, scolastica, geografica, istituzionale.
Non vi è settore che non abbia dovuto, o dovrebbe, reinventarsi.

La comunicazione diventa lo strumento per eccellenza, nella sua più classica ed immediata declinazione, per rendere più agile lo svolgimento della nuova quotidianità. Immaginate cosa può accadere negli ospedali in questi mesi e quanto il personale sanitario sia esposto al pericolo in caso di contatti con l’esterno. Al punto che alcune aziende sanitarie hanno addirittura suggerito ai medici di evitare le visite domiciliari. Sarebbero loro stessi portatori di un rischio enorme.

L'istituto superiore di sanità ha emanato un manuale utile a gestire la comunicazione nei reparti COVID-19, partendo dall'approccio bioetico. 
Il covid ha rimodulato e ridefinito il rapporto medico-paziente, cercando nuove forme ed espedienti dati i casi di isolamento o di difficoltà respiratorie con sempre minore interazione, dovendo reinventare anche il rapporto medico-congiunti. Qui si pone un'altra questione, quella della non- permeabilità con l'esterno per il contenimento del contagio. 
Il virus ha di fatto scardinato le tradizionali modalità di comunicazione imponendo una riflessione che la reinventi anche in prospettiva.

Dimentichiamo la saletta d’attesa e dimentichiamo di incrociare liberamente un camice in reparto col quale scambiare aggiornamenti.
I medici sono “costretti” a stabilire comunque un contatto diretto, che però passa sempre meno per il classico ricevimento.
Devono presentarsi specificando nome, cognome e ruolo, devono verificare l’identità dell’interlocutore e che non vi siano barriere linguistiche, devono usare un linguaggio comprensibile e soprattutto non dare nulla per scontato, tenendo conto che chi riceve le notizie non ha modo di verificare, vedere, toccare e parlare con la persona cara.

Queste note che sembrerebbero scontate impongono all’interno dei reparti un passaggio costante di consegna della comunicazione.

Non va dato nulla per scontato, dicevamo, ed in questo caso bisogna tenere presente anche che il paziente che si aggrava potrebbe perdere conoscenza ed il personale, isolato anch’esso dall’esterno, non ha modo di verificare l’assenso del paziente e per questo viene introdotta la possibilità, come abbiamo visto in molte immagini video, di ricorrere a strumenti di comunicazione e ripresa fotografica per rispondere all’esigenza dei congiunti di apportare conforto al paziente o verificarne lo stato di salute, nella peggiore delle ipotesi per salutarlo.

Qui si apre una parentesi giuridica

perché le immagini sono da ritenersi a tutti gli effetti un dato personale e potrebbero danneggiare il decoro e l’onore della persona ritratta ma in questo caso subentra il “pubblico interesse” che giustifica tale procedura ritenendola “indispensabile ai fini dello svolgimento delle attività connesse alla gestione dell’emergenza sanitaria in atto”.

Ecco perché la base delle direttive emanate dall’ISS sono di natura etica e soprattutto ecco perché il medico non è più esclusivamente tale ma in un contesto di isolamento si trova a svolgere anche un ruolo centrale nella gestione della comunicazione restando l’unico anello di congiunzione tra famiglie e pazienti. Ecco perché andrebbero formati adeguatamente per rispondere alle esigenze psico-emotive dell’interlocutore.
Ma in emergenza, si sa, il tempo è tiranno e reinventarsi per svolgere un ruolo fino a ieri parziale nel proprio mestiere, curandolo come un aspetto fondamentale quale oggi è diventato, è un cambiamento che sicuramente non si ferma qui.

Nuovi scenari nella comunicazione sanitaria si stanno spalancando. Ed è solo l’inizio…

Vi auguriamo tante bollicine

Vi auguriamo un 2021 con tante bollicine, vi auguriamo di non far mancare brio, genio e sregolatezza.
Vi auguriamo che ogni anno sia migliore di quello che lo ha preceduto, di non dimenticare il 2020 ma di farne tesoro, di prendere i più duri insegnamenti che ci ha lasciato e ritrovare stimoli, idee, slancio.
Noi lo abbiamo vissuto ripensando e modellando il nostro e vostro business, lo abbiamo trascorso facendo di necessità virtù, sperimentando canali e strategie.

Che il 2021 sia l’anno in cui riusciamo al meglio ad esprimerci all’insegna della palestra che lo ha preceduto.
Siamo pronti! E non vediamo l’ora di brindare con tutti voi ad un nuovo inizio, a nuovi traguardi e grandi successi.
Siate felici, buon anno!